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sabato 12 marzo 2016

Binetti contro l'OMS.

A che gioco gioca Paola Binetti?
La deputata è fimataria della proposta di Legge: "Norme per l'incremento del livello di sicurezza nel parto naturale". Questo DDL, presentato anche in Senato dal sen Di Biagio, prevede l'adozione di una cintura gonfiabile da utilizzare durante il parto, dispositivo inutile e dannoso che obbliga le donne a partorire in una posizione scomoda, difficile e pericolosa. Sappiamo da anni che spingere sulla pancia delle donne durante il parto (manovra di Kristeller) aumenta il rischio di lesioni e mortalità materna, infatti da tempo tale manovra è sconsigliata in tutte le Raccomandazioni e Linee Guida basate su evidenze scientifiche.
È incredibile quindi che si voglia introdurre per legge una pratica così dannosa in tutte le sale parto: applicando la cintura a tutte le partorienti aumentiamo il rischio per loro e per i loro bambini di gravi danni o morte.
Tale proposta di Legge è stata rilanciata ieri alla Camera dei Deputati nel corso di un convegno organizzato da Paola Binetti e che ha visto la partecipazione tra gli altri di diversi primari di ginecologia, direttori di corsi di laurea e scuola di specializzazione e ostetriche. La maggior parte delle relazioni, tranne qualche lodevole eccezione, sono state focalizzate sul tema della sicurezza durante il parto, sostenendo l'idea che gravidanza, travaglio e parto siano degli eventi altamente rischiosi e imprevedibili e che l'unica soluzione utile per minimizzare tali rischi sia fare ricorso alla tecnologia. Nel corso della mattinata il potere salvifico della tecnologia medica ricorreva come un mantra nei diversi interventi, creando il terreno fertile per l'approvazione del DDL.
Anche la Ministra Lorenzin, intervenuta a metà mattinata,  sembra essere stata facilmente convinta dell'importanza di approvare quanto prima una norma del genere, al punto che ha promesso pubblicamente di renderla immediatamente operativa con un decreto ministeriale, qualora i relatori avessero rinunciato a percorrere la strada del DDL, saltando così i tempi lunghi dell'iter parlamentare.
Chissà se la Ministra sa che dietro le encomiabili parole "incremento della sicurezza nel parto naturale" si cela il tentativo sfacciato di far approvare per legge l'appalto per la fornitura di un dispositivo medico inutile e pericoloso in tutte le sale parto italiane?
Ci chiediamo come mai ad una giornata che affrontava il tema della mortalità materna non sia stato invitato nessun esponente dell' Istituto Superiore di Sanità che pure ha istituito un sistema di sorveglianza sul tema grazie al quale abbiamo importantisdimi dati sul fenomeno?
Come afferma Michele Grandolfo, ex direttore dipartimento salute materno infantile dell'Istituto Superiore di Sanitá, presente in platea alla giornata di ieri: "il problema è che si opera con procedure sbagliate che aumentano il rischio ostetrico e non si praticano quelle corrette che diminuiscono tale rischio".
A questo punto una domanda ci sorge spontanea: a chi giova l'introduziobe nel nostro ordinamento di una tale legge? Non certo alle donne che vedrebbero aumentato il loro rischio di avere danni gravi o fatali durante il parto; non certo alle aziende sanitarie e alle regioni, che dovrebbero affrontare una spesa notevole per adeguarsi a quanto disposto, sia per l'acquisto di tale mirabolante tecnologia, sia per la formazione degli operatori; non certo alle ostetriche, che tutta la letteratura scientifica evidence based indica come figure di riferimento in gravidanza, travaglio e parto, in grado, attraverso un'assistenza one to one, di prevenire e ridurre significativamente il rischio di eventi avversi e mortali.
E allora a chi giova?
Per rispondere è forse utile sapere che l'unico studio che sembra confermare l'efficacia della cintura sia firmato da Luisa Acanfora e Erich Cosmi (tra i relatori di ieri alla Camera), alcune voci sostengono che la dott.ssa Acanfora sia moglie del produttore della cintura, noi non sappiamo se questo sia vero e probabilmente non lo sarà, perchè altrimenti la ginecologa avrebbe dovuto dichiarare un tale macroscopico conflitto di interesse, sia come autrice del famoso studio, sia nelle occasioni in cui è stata ascoltata in sedi istituzionali per parlare dei vantaggi dell'utilizzo di tale cintura.
Le donne non hanno bisogno di ipermedicalizzazione, nè di cinture miracolose, nè di violenza ostetrica. Non permetteremo che sul corpo delle donne si giochi anche questa sporca battaglia.

martedì 29 settembre 2015

L'Ostetrica Abortista


Durante il secondo anno della laurea specialistica di filosofia ebbi una sorta di folgorazione sulla Via di Damasco. Frequentavo un corso che trattava di maternità/emancipazione femminile/storia del femminismo. Ricordo perfettamente il momento, dov'ero seduta in aula, il colore della camicia della professoressa che teneva la lezione. Certo che fare l'ostetrica sarebbe stato fichissimo, pensavo. Un lavoro vero, con le mani (sogno proibito di alcuni filosofi). Un lavoro potenzialmente femminista, avrei potuto aiutare molto donne nella loro emancipazione, dato che, come stavo apprendendo durante quel corso, l'ambito della maternità può essere considerato paradigmatico dello stato di emancipazione femminile all'interno di una società.

E un attimo dopo pensavo: 'Allora sarò un'ostetrica'. La lezione continuava, probabilmente nessuno si accorse dell'espressione avevo assunto. Quella di qualcuno che ha appena avuto un'epifania.

Decisi di finire la laurea specialistica in filosofia piuttosto che mollare e provare subito il test d'ingresso, passò quasi un anno e mezzo prima che cominciassi il corso di ostetricia. Naturalmente nel frattempo ero diventata una birth junkie, divoratrice di informazioni sul parto naturale (più o meno attendibili), rompicazzi di turno anche nelle occasioni meno appropriate sulla sicurezza del parto in casa, l'importanza dell'allattamento esclusivo, dei bambini portati in fascia, pannolini lavabili, ecc... Ora che ci penso ne facevo principalmente questioni politiche, che facevano sempre perno intorno agli stessi punti, come libertà della donna di avere accesso all'informazione basata sulle evidenze scientifiche, di poter decidere del proprio corpo (e del proprio embrione/feto), e ogni tanto ci finiva dentro anche una manciata di ecologia.

In realtà mi sbagliavo su tantissime cose. Non sui princìpi, e neanche sulle evidenze scientifiche. È tutto ancora molto valido, le evidenze sono quelle lì e solo gli intellettualmente disonesti (o gli ignoranti) le negano, semplicemente mi accoravo se qualcuno non era interessato a queste cose che a me sembravano importantissime, rovesciavo con l'imbuto informazioni nelle gole di chiunque facesse l'errore di chiedermi 'Insomma, dopo la specialistica che fai?'. Force feeding. Avevo i dati, i numeri le statistiche di chi studia una scienza, e la capacità infinita di argomentare e controargomentare di chi ha studiato filosofia. Inutile dire che non erano molti quelli che ancora riuscivano a seguire i miei discorsi dopo qualche minuto. Qualcuno mi avrà dato ragione per sottrarsi all'agonia.

Il corso di ostetricia durò tre anni. Il primo quasi non lo percepii, mi stavo principalmente riprendendo dalla discussione della tesi di filosofia. Il tirocinio era piuttosto generico, mi annoiavo.
Il secondo ed il terzo anno li ho vissuti veramente male. Il tirocinio (squisitamente ostetrico) era un'agonia. Mi ponevo molto male con ostetriche e medici dell'ospedale, persone da cui in teoria avrei dovuto imparare il mestiere. In realtà li detestavo tutti (o quasi), detestavo il loro modo di fare, la mancanza di rispetto per le donne, il loro modo di deridere le donne in travaglio, il loro rispettare ossequiosamente quelle che erano chiaramente benestanti (o che avrebbero passato loro una bustarella), il servilismo, il bullismo, l'ignoranza crassa.

E pensavo solo 'io non sono come voi, io non voglio diventare voi'. E l'ostetricia era l'opposto di quello che mi aspettavo.

Quando assistevo a un parto pensavo solo a quanto male stavo facendo a quella donna, ogni volta che prendevo le forbici per un'altra inutile episiotomia (taglio del perineo, fatto con un paio di forbici, poco prima dell'espulsione del feto. Universalmente riconosciuto come inutile/dannoso se non in rarissimi casi). A lasciare che il neonato venisse portato al nido pensavo a quanto lo stavo privando di qualcosa che forse non sarà indispensabile, ma che non c'è nessuna ragione di togliergli, il diritto di essere con sua madre dopo essere uscito da lei. Avrei potuto essere migliore, togliermi la puzza sotto al naso che sicuramente avevo nei confronti di futuri colleghi e colleghe, tuttavia le mie ragioni (lo credo ancora) erano giuste, loro veramente non avevano rispetto per le donne, per i neonati, per le studenti di ostetricia, persino per i loro colleghi! Veramente non agivano secondo le evidenze scientifiche, veramente si permettevano di agire e parlare alle donne in un modo che pochi altri paesi del primo mondo permettono. E su questo avevo ragione, non lo volevo ne potevo condonare. E non ho mai fatto nulla per nasconderlo.

Cominciai a proiettare tutto sul futuro, una volta laureata mi sarei trasferita in Inghilterra (dove sono nata) e avrei praticato un'ostetricia come si deve, con evidenze scientifiche alla mano e donne che hanno piena coscienza dei loro diritti. Così feci, entro pochissimo avevo due o tre proposte di lavoro, scelsi quella più congeniale in base al tempo che ci avrei messo ad arrivare all'ospedale (criterio di grandissimo spessore etico...). Un paio di mesi, vari controlli e iscrizioni all'albo, scartoffie varie e si comincia.

Mi sbagliavo di nuovo.

Ci misi poco a capire che le cose non erano come credevo. La quantità di documentazione che dovevo compilare per ogni paziente rasentava il comico. Ci si aspettava che mi prendessi responsabilità che non mi ero mai presa prima ma anche che nessuna ostetrica in Italia si prende (ah... l'autonomia...), firmavo tracciati cardiotocografici, prescrivevo farmaci ed esami, ricoveravo e dimettevo pazienti senza l'ombra di un medico, assistevo ai travagli e ai parti completamente da sola, visitavo neonati, rianimavo neonati! Facevo compressioni bimanuali dell'utero (questa popolazione ha un'attitudine per le emorragie post partum che finchè non la vedi non ci credi). Di parti normali neanche l'ombra. Epidurali che sembravano più spinali (blocco che impedisce movimento e sensibilità dalle gambe al torace), anestesisti e ostetriche che insistevano che le donne non si muovevano perché erano pigre, ma io le epidurali fatte per bene le avevo viste durante il tirocinio, e le donne si muovevano eccome.
Tanti cesarei, tantissimi forcipi. Non riuscivo a stabilire un rapporto con le donne di cui mi occupavo, correvo da una parte all'altra, non avevo tempo di ascoltarle, pensavo solo ad assicurarmi che non morisse nessuno durante il mio turno. E basta.

Mi resi conto che non avevo imparato nulla all'università. Era colpa mia? Anche. Era colpa loro? Sicuramente. Mi avevano insegnato poco, e quel poco avevo rifiutato di impararlo (non c'è un vero metodo pedagogico, durante il tirocinio vieni lanciato a caso nelle situazioni e pubblicamente umiliato quando sbagli, sorvolando sul fatto che nessuno ti ha mai detto come le cose vanno fatte. Quindi ogni cosa imparata è preceduta da un trauma. Inoltre quel poco che ti insegnano è sbagliato, senza mezzi termini.

Te ne accorgi quando vai a lavorare in un paese dove se non sai citare lo studio in base al quale fai una certa cosa in un certo modo vieni segnalato al Collegio delle Ostetriche. Lo ripeterò all'infinito: le evidenze scientifiche sono il pilastro della pratica, si è vero che non sono perfette, ma sono l'unica cosa che abbiamo.

Ho passato un anno e mezzo a lavorare in quell'ospedale prima di dare le mie dimissioni. Dopo venti mesi sono andata via e non sono più tornata.

Nel frattempo avevo trovato un altro lavoro, sempre come ostetrica ma in un ambiente completamente diverso. Quel lavoro è il lavoro che faccio adesso.
Sono un'ostetrica che lavora in una clinica di aborti, è probabilmente uno dei lavori più belli del mondo.

Mi occupo delle donne che sono in difficoltà, che sono incinta e non sanno cosa fare. Le ascolto, ascolto le loro ragioni, cerco di aiutarle a capire cosa vogliono. Non vendo l'aborto, non vendo il parto. Non vendo niente. Anzi forse vendo la libertà di scelta, l'emancipazione. Ecco. Era proprio questo quello volevo.

Ci ho messo un bel po' a capire che il mio percorso doveva essere questo, a capire che non avevo sbagliato tutto ma semplicemente che fare l'ostetrica significa essere con le donne e assisterle nelle loro scelte, assicurarsi che conoscano le loro opzioni. Assistere le donne in gravidanza fino alla fine della gravidanza. Qualunque sia la fine della gravidanza, che partoriscano un figlio sano a termine, che ne partoriscano uno morto pretermine, o che interrompano la gravidanza per loro personalissime ragioni. Sempre valide.

Non escludo di tornare ad assistere parti un giorno (anche se riesco ad immaginarmi solo in un contesto di totale libertà di scelta per le donne), tuttavia per ora questo lavoro mi riempie di orgoglio come la sala parto non ha mai fatto. Le donne di cui mi prendo cura adesso sembrano veramente felici di avere me come ostetrica. Sono molto felice che l'ultimo parto che ho assistito sia stato un parto in casa, nella casa di una mia grande amica ostetrica Gabriella Pacini, ed è stato esattamente quello che avevo immaginato quando pensai per la prima volta che avrei fatto l'ostetrica. Ci sono voluti più di sei anni per vivere per qualche ora quella che credevo sarebbe stata la mia vita professionale per sempre. L'Universo è stato molto gentile con me da questo punto di vista.

Avevo cominciato a scrivere questo articolo per parlare dell'autonomia dell'ostetrica nella sua pratica in Inghilterra, dell'aborto in questo paese e del ruolo dell'ostetrica nell'aborto. Mi rendo conto che non potevo parlarne prima di presentarmi e di spiegare come sono arrivata dove sono. Dovrò scrivere un altro articolo.


Emily Romano

mercoledì 10 dicembre 2014

LA VIOLENZA NEL PARTO CHE VIENE DA LONTANO, TRA RITUALI E PATRIARCATO: NOI DONNE PUBBLICA UN ARTICOLO SUL NOSTRO EVENTO DEL 29 NOVEMBRE.

Ringraziamo la redazione di Noi Donne e la direttora Tiziana Bartolini, che hanno pubblicato un interessante resoconto dell'evento che abbiamo organizzato presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma il 29 novembre.

Crediamo che contributi come questo siano molto importanti per alimentare il dibattito sul tema della violenza ostetrica, che in Italia è pressochè assente.

La pubblicazione su Noi Donne, storica rivista femminista, è simbolicamente importante e dimostra un rinnovato interesse per il tema dell'autodeterminazione delle donne nel percorso nascita ed in particolare al momento del parto.
Come movimento attivista riteniamo che la negazione dei diritti riproduttivi delle donne, sia che si parli di interruzione di gravidanza, di contraccezione, di fecondazione assistita, sia che si parli di percorso nascita, abbia una matrice comune che risiede nella funzione sociale di controllo che da sempre ed in differenti culture viene agita attraverso rituali di disciplinamento del corpo della donna.
 
 Per questo motivo riteniamo che la battaglia per l'autodeterminazione sia unica e che la lotta per il diritto di scelta nel percorso nascita debba essere affiancata a quella su IVG, contraccezione e PMA.

Clicca qui per leggere l'articolo su Noi Donne.

giovedì 20 novembre 2014

Tanti eventi per la libertà di scelta e contro la violenza nel parto

Dopo il successo del video che abbiamo realizzato per rispondere alla proposta di Renzi sugli 80 euro alle neomamme, vi invitiamo ad una serie di eventi e iniziative che abbiamo organizzato o a cui parteciperemo nei prossimi giorni.

Vogliamo continuare a dire in tutti i contesti possibili e con tutte le modalità possibili che le donne hanno il diritto di ricevere informazioni corrette e fare scelte libere. Che dietro i processi di ipermedicalizzazione di gravidanza e parto e dietro gli attacchi al diritto di autodeterminazione sul proprio corpo operano modelli patriarcali antichi ma ancora attivissimi che hanno l'obiettivo di disciplinare il corpo delle donne.


Iniziamo sabato 22 novembre:  saremo con Lucha y Siesta dalle 16:30 per presentare: CONSULTIAMOCI, uno spazio di incontro e sportello psicologico, ostetrico e legale Uno spazio per favorire la libertà di scelta, l'autoconsapevolezza e l'autodeterminazione delle donne in merito al proprio corpo e alla propria salute in particolare alla salute riproduttiva: IVG, Contraccezione, Gravidanza, Parto, Menopausa.
Uno spazio in cui avere informazioni sui propri diritti.
Un luogo di incontro e di riflessione oltre che di inziative a tema. "Consultiamoci" è uno Sportello di informazione, di orientamento e di accoglienza/consulenza psicologica, legale e ostetrica.

La prima consulenza è gratuita.
 

Sempre sabato 22 parteciperemo a Napoli all'evento di Terra Prena per MaterNa Fest, il primo festival dedicato alla libertà di scelta delle donne napoletane! A partire dalle 17:30 al Giardino Liberato di Materdei, incontro pubblico, laboratori per bambini, cena e concerto!

Domenica 23 Novembre, a Roma presso la Casa dei Saperi in viale Giustiniano Imperatore 75, nel corso dell'iniziativa "Dedicato alle Donne" organizzata da UndiciRadio Roma, verrà proiettato il corto: "La Prestazione - Sex like Birth" di Gabriella Pacini realizzato da Freedom For Birth - Rome Action Group. Parleremo inoltre di competenze e risorse delle donne, di differenze e di discriminazioni, diremo no alla violenza contro le donne. Verrà presentato il nuovo romanzo "Lucia non cade" di Chiara Borghi,si terrà la performance teatrale di Martina Marone e Dal mattino con il seminario teatrale dedicato ai bambini a cura di Teatro Pantegano, fino all'ora di cena. L'evento può essere seguito in diretta su www.undiciradio.it

Il 25 novembre ribadiremo ancora un volta che la giornata mondiale contro la violenza sulle donne non deve essere una vuota passerella di rappresentanti istituzionali o peggio ancora un'occasione di marketing, lo faremo partecipando alla Passeggiata collettiva che partirà alle 18:30 da Via dell'Acqua Bullicante 30, davanti alla scuola Pisacane verso il Pigneto. Perchè le strade libere le fanno le donne che le attraversano!  
Come si legge dal comunicato delle organizzatrici: "La violenza maschile è la prima causa di morte delle donne in Italia come nel resto del mondo, non ha classe né passaporto e nella maggior parte dei casi nasce tra le mura domestiche.
Non intendiamo solo ricordare e celebrare una data, scendiamo in strada per ribadire che la nostra libertà di vivere la città non è data dalle misure di controllo, dalle telecamere, dalla militarizzazione, dalla detenzione né dall’emarginazione, ma dalla nostra autodeterminazione dentro e fuori casa e dalla solidarietà e sorellanza tra donne, dalla potenza delle nostre rivendicazioni e dalla complicità e unione delle nostre lotte.

Una passeggiata di rivendicazioni collettive, rumorosa, sonora. Illuminiamo le strade, facciamole risuonare di musica, risate, colori, desideri."
 

A conclusione della passeggiata il 25 e anche la sera successiva, il 26 al Kino, mitica realtà del Pigneto, il nostro corto "La Prestazione - Sex Like Birth" sarà proiettato in abbinamento con il film "la moglie del poliziotto", bellissimo film che parla di violenza sulle donne, presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia nel 2013. Siamo onorate! Queste proiezioni sono l'anteprima di qualcosa che avverrà la sera del 29, continuate a leggere e scoprirete di cosa si tratta!

Sempre il 25 novembre saremo a Fonte Nuova in Piazza delle Rose a Santa Lucia, dalle ore 16.30, per partecipare ad un incontro-dibattito sul tema della violenza sulle donne, organizzato dal Comune di Fonte Nuova in collaborazione con l'associazione culturale Libera_mente.

Ed infine sabato 29 novembre sarà un'intera giornata di iniziative Freedom, iniziamo la mattina con un evento che sta già ricevendo molte adesioni e suscitando interesse e dibattito. Sì perchè abbiamo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome ed il titolo del nostro evento è: "La violenza nel parto, antichi e nuovi rituali per il controllo ed il disciplinamento del corpo della donna"

Ci vedremo dalle 9:30 alle 13:30 presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma in via dela Lungara 19. Obiettivo dell'incontro è quello di andare a riflettere sulle origini e sulla funzione di tutte quelle pratiche violente che vengono agite sul corpo della donna nel travaglio e durante il parto e lo faremo con il contributo di storiche della medicina, filosofi, antropologhe, psicologhe, ostetriche e ginecologhe. Probabilmente l'evento potrà essere seguito in streaming, nei prossimi giorni vi daremo indicazioni in merito. 

ed ecco la sorpresa di cui parlavamo più in alto: la sera del 29 a partire dalle 20:30 saremo con Female Cut al Rialto Sant'Ambrogio per l'evento Play the Difference 
"E' la nuova sfida per la promozione del talento al femminile: trasformare la differenza in un
  nuovo strumento per affrontare il futuro, imparando a valorizzare giocando attraverso l’arte con le tante sfumature del proprio essere << ALTRO >>.
Female Cut invade le aule dello storico spazio autogestito del ghetto in un percorso sperimentale tra video, arte, performance e dj set che, dal tramonto all’alba, vedono coinvolte esclusivamente artiste donne e importanti realtà che lavorano sul territorio a favore delle donne in ambito sociale… TUTTI PRONTI PER GIOCARE !"

Anche in questa occasione sarà proiettato il nostro corto "La Prestazione - Sex Like Birth"in abbinamento con il film "la moglie del poliziotto", sarà una serata assolutamente da non perdere!

Vi aspettiamo!

mercoledì 19 novembre 2014

"La violenza nel parto" 29 Novembre 2014 Casa Internazionale delle Donne

In un'intervista su NoiDonne, Gabriella Pacini, ostetrica e presidente di Freedom For Birth Rome Action Group spiega perchè il nostro evento di sabato 29 si chiama "La violenza nel Parto" :

"Il titolo "La violenza nel parto" apparentemente ha un sapore un pò "sensazionalistico" ma in realtà è quello che io ho vissuto e fatto, personalmente, per 10 anni in ospedale: violenza alle donne.   


Sono ostetrica dal 1997 e quando ho iniziato ad assistere i parti, nel grande policlinico romano dove studiavo, appena una donna arrivava in travaglio le facevamo subito la depilazione e il clistere, non le permettevamo di avere nessuno accanto durante il travaglio e il parto, non le permettevamo di alzarsi e muoversi liberamente o scegliere una posizione per il parto - magari accovacciata, per aiutarsi con la forza di gravità -  ma la costringevamo a stare sdraiata sulla schiena in una posizione senz'altro più faticosa e dolorosa per lei. 

Non le lasciavamo neanche bere un pò d'acqua, ma le mettevamo una flebo per idratarla. Non poteva andare al bagno ma portavamo noi una padella. Il più delle volte dilatavamo il collo dell'utero con le dita, una pratica molto dolorosa e anche dannosa.  
Al parto poi le gambe venivano legate al lettino, all'altezza delle cosce, con delle cinte di cuoio e, con una potente spinta sulla pancia e un ampio taglio alla vagina, tra le urla della madre, la creatura finalmente nasceva. 

Se invece queste pratiche non funzionavano - e capitava spesso che una donna sottoposta a quel supplizio non riuscisse a partorire -  allora si andava di là in sala operatoria e le veniva praticato un taglio cesareo

A prescindere dal tipo di parto comunque madre e bambina/o venivano immediatamente separati e per i genitori non era possibile vedere il bambino se non ad orari decisi dall'ospedale. Le donne che facevano il taglio cesareo in particolare soffrivano molto di questo, perché nessuno portava loro la creatura e, quasi sempre finiva che vedevano il bambino per la prima volta dopo 3 lunghissimi giorni, semplicemente perché il nido era "al piano di sotto" e da sole non riuscivano a scendere dopo l'operazione.
Tutte queste pratiche che ho descritto sono molto dolorose e, se praticate di routine senza una precisa indicazione,  sono anche dannose per la salute di madre e persona che nasce

Alcune, come legare le gambe, sono diventate molto rare anche se non sono completamente scomparse e oggi le donne possono, in moltissimi ospedali, avere una persona con se durante il travaglio e il parto. Ma tante altre pratiche, come ad esempio la posizione del parto, rottura del sacco amniotico, la separazione dal bambino/a che viene portato al nido immediatamente dopo la nascita, e il taglio alla vagina (episiotomia), sono ancora molto comuni nella maggior parte degli ospedali.  

Siamo riuscite a vedere riconosciuti molti nostri diritti e la condizione delle donne è molto cambiata negli ultimi 40 anni.  Ad esempio il nostro diritto alla contraccezione, - con la riforma del diritto di famiglia, dopo i referendum su divorzio e aborto e l'abrogazione degli articoli che prevedevano attenuanti per il "delitto d'onore" - rappresenta una conquista indiscussa. Un altra data importante è 1978, l'anno in cui le donne hanno affermato anche sul piano legislativo il diritto ad interrompere la gravidanza: un fondamentale riconoscimento del diritto alla libertà di scelta e autodeterminazione, di poter scegliere e decidere sul proprio corpo e affrancarsi finalmente dal destino biologico di una maternità non desiderata che ha oppresso generazioni di donne. 
Centinaia di migliaia di  donne sono morte per aborti clandestini prima di veder riconosciuto questo diritto.

Ma ancora oggi la stessa libertà non è riconosciuta nel parto

Faccio parte dell'associazione Vitadidonna da 12 anni e se una donna vuole abortire posso indicarle un ospedale dove può farlo secondo il suo sentire: se con il metodo chirurgico o farmacologico, se con anestesia locale o generale. Ci sono ancora grandi difficoltà ma posso aiutarla a scegliere. 

Ma se una donna mi chiede in quale ospedale può partorire scegliendo la posizione del parto e avendo la persona che nasce con se - due semplici , elementari richieste, che non richiedono nessuna particolare attrezzatura da parte dell'ospedale - purtroppo devo ammettere che non esiste ancora a Roma un solo ospedale in cui possa vedere riconosciuti questi suoi diritti contemporanemente. 

Le spiegherò che gli ospedali non seguono le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che raccomandano l'appropriatezza della medicalizzazione e non l'abuso, ma degli obsoleti protocolli interni che non hanno nessuna motivazione medica, e originano da arcaiche pratiche di controllo e disciplinamento del corpo

Le dirò che potrà scegliere la posizione del parto solo se l'ostetrica e in particolare il medico ritengano legittimo questo suo diritto e se, al contrario, pensano che lei debba sottostare a delle prassi e consuetudini (rituali appunto) che non hanno nessuna motivazione medica ma rappresentano un puro esercizio di potere, allora sarà obbligata a salire sul lettino. E che potrà avere il bambino con se solo se la policy dell'ospedale lo considera opportuno, a prescindere dai suoi desideri o condizioni di salute.

In 17 anni che assisto le donne al parto ho imparato alcune cose: ho imparato che sono le donne che partoriscono e non noi che "le facciamo partorire". Ho imparato che se cerco di capire quali sono i bisogni della donna durante il travaglio e il parto e cerco, quando posso, di assecondarli, il parto è più facile, meno doloroso, e più sicuro per la salute della madre e persona che nasce. 

Ma ho anche imparato che malgrado nella nostra Costituzione l'art. 32 riconosca alle persone il diritto di scegliere  e ribadisca come non si possa obbligare nessuno a un trattamento sanitario questo diritto, di fatto, non è riconosciuto alle donne durante il travaglio e il parto. E che, di fatto, le donne vengono oppresse e intimorite con l'artificioso espediente che vuole il parto sempre potenzialmente pericoloso e che tutto questo viene fatto per il bene del bambino.

E ho imparato che le donne ricevono trattamenti sanitari senza che loro possano dare o rifiutare il consenso (vedi episiotomia) e che, di fatto, passano necessariamente attraverso un percorso obbligato. Infatti durante il travaglio e il parto può diventare molto difficile per una donna far valere il proprio diritto alla scelta e autodeterminazione.

Servirebbe un Basaglia anche per le donne nel parto: abbiamo riconosciuto alle persone con problemi mentali il diritto di parlare e decidere della loro salute e ancora non è possibile quando si parla di donne a termine di gravidanza.

Con questo evento, che coinvolge solo alcuni operatori sanitari, ma sopratutto altre figure, vogliamo cercare di fare un pò di luce sul perché di questi "rituali", perché non avendo nessun significato razionale, appunto di rituali si tratta.

Non credo nel bisogno dell'operatore sanitario, medico o ostetrica, di affermare un suo potere possa rappresentare la reale motivazione o possa, da sola, giustificare quanto accade.

Proprio per indagare le motivazioni all'origine di questa condizione, all'evento della Casa Internazionale delle Donne, è stato fondamentale coinvolgere bioeticisti, storiche, antropologhe, psicologhe e femministe che possano aiutarci a far luce  su quelle che sono le ragioni di questo controllo e abuso, che probabilmente ha radici profonde e  riguarda in prima istanza il modello patriarcale da cui proveniamo. Dobbiamo chiederci come viene percepito e normato nella nostra cultura e società il corpo  della donna per poter comprendere la posizione della donna nel parto. Le donne stanno in sala parto così come vengono considerate nella società.  

Ci sarà tra gli altri, relatori anche un antropologa che ci racconterà come in modo molto simile accade la stessa cosa nei parti a casa Bali, da dove è appena tornata. La cosa non mi sorprende affatto: la mistica del "parto naturale" che permetterebbe una maggior espressione della soggettività della donna nelle società a bassa tecnologia non è confermata dagli studi ma al contrario sappiamo che praticamente in tutte le società il parto viene normato e controllato attraverso differenti rituali. 

Nella nostra società, in questo momento storico, questo ruolo di disciplinamento e controllo è assunto dalla tecnologia e  medicalizzazione, che però non rappresenta la causa ma solo lo strumento attraverso il quale noi priviamo le donne del loro potere generativo perché appartiene solo alle donne lo straordinario potere di trasformare un semplice materiale genetico in nuove persone.

Dunque non è tornando alla natura che cambierà qualcosa, ma perderemmo solo i vantaggi che il progresso scientifico ci ha dato.

La strada è un altra e per fare chiarezza ci vuole l'aiuto e il contributo di tutte e tutti."


lunedì 1 settembre 2014

Di opposte fazioni e libertà delle donne

se vuoi conoscerci meglio scarica l'articolo "di opposte fazioni e libertà delle donne"in pdf

Di opposte fazioni e libertà delle donne.

O bianco, o nero: gli estremi che si toccano.
Da quando siamo nate, come movimento attivista, ci siamo trovate spesso a dover spiegare la nostra posizione e i nostri obiettivi, relativamente alla libertà di scelta delle donne. Abbiamo l'impressione che ci sia un'ansia e un bisogno, espresso o inespresso, da parte di alcuni dei nostri interlocutori[1], di ascriverci ad una delle due prospettive contrapposte che sembrano dominare l'attuale dibattito sul tema dell'autodeterminazione delle donne rispetto alla propria salute sessuale e, in particolare, nel percorso nascita.

sabato 10 maggio 2014

15 maggio 2014 all'Ex Lavanderia


Il 15 Maggio 2014

Freedom for Birth Rome Action Group, che aderisce alla rete #IoDecido e l'Associazione Ex Lavanderia vi invitano all'evento:
 
"Freedom for Birth" a sostegno della libertà di scelta delle donne nel percorso nascita

per informare sui modelli di assistenza alla gravidanza e al parto, sugli effetti dell'eccesso di medicalizzazione, sui diritti delle donne e delle coppie, per sensibilizzare sul tema della violenza in sala parto sul corpo delle donne.

Programma dell'evento
ore 18.00 Proiezione del documentario "Freedom for Birth"
A seguire: dibattito con le mamme, le donne, le coppie e le attiviste di Freedom for Birth Rome Action Group (ostetriche, psicologhe, avvocate)

ore 20.00 Cena

ore 21.30 Quattro cantautrici della scena romana: Ilaria Viola, Giusy Zaccagnini, Leila Bahlouri, Alessia Cortini, accompagnate alla chitarra da Daniele Borsato

Dalle 17.30 sarà allestito un mercatino solidale con abiti e accessori per bimbe/i 0-12 anni (il ricavato delle offerte sarà utilizzato per la ristrutturazione del parco giochi accanto al padiglione 31).

INGRESSO LIBERO!
 



venerdì 14 marzo 2014

PartoDiProTesta

Siamo tra i primi promotori di PartoDiProTesta, una campagna permanente e itinerante nel Lazio e in Campania per:
  • la libertà di scelta e l’autodeterminazione delle donne nel percorso nascita per rivendicare il diritto di ogni donna di scegliere come e dove partorire 
  • informare sui diversi modelli di assistenza alla gravidanza e al parto
  • sensibilizzare sull’eccesso di medicalizzazione e i suoi effetti
  • denunciare le carenze del sistema sanitario sulla salute riproduttiva della donna
  • contrastare la violenza in sala parto sul corpo delle donne 
  • creare una rete di supporto ostetrico, psicologico e legale


Il lancio della campagna nelle due regioni avverrà:

Napoli, 16 marzo 2014 - in “Marzo Donna” c/o Fondazione De Martino via R. Morghen 84 (Vomero)
ore 15.30 Presentazione della campagna
ore 16.30 Proiezione di una sintesi del documentario Freedom for Birth  e dell'inchiesta realizzata da Elis  Viettone per La Repubblica "Quel taglio di troppo in sala parto"- Dibattito
ore 19.00 Aperitivo a buffet

A seguire Concerto di
Patrizia Lopez
Marzouk Mejri 

 
Roma, sabato 22 marzo 2014 - Scup, via Nola 5 (zona San Giovanni)
ore 15.30 “No Ospedali No Parti” - Spettacolo di Teatro Forum del Teatro Instabile della Tuscia Romana
ore 18.30 Presentazione della campagna
ore 20.00 Aperitivo e cena a buffet

(A Roma i bambini sono benvenuti! Dalle ore 15.30 saranno accolti dalle educatrici della ludoteca Tra le Nuvole a cura di Spazio ai Bimbi di Scup)

domenica 9 marzo 2014

Il nostro 8 Marzo: In piazza a Roma per il diritto di fare scelte libere ed essere come si è.


Eravamo in tantissim* ieri pomeriggio in piazza a Roma.



Un corteo colorato, allegro e incazzato.
Un corteo eterogeneo, nato dal bellissimo lavoro fatto dalla rete cittadina #IoDecido che ha messo insieme tante realtà, unite dal desiderio di rivendicare il diritto all'autodeterminazione per tutto ciò che concerne la sessualità ed il corpo delle persone.

E' stato bello vedere confluire nella rete rivendicazioni che solo apparentemente possono sembrare specifiche e particolari, ma che hanno in comune molto più di quello che potrebbe sembrare.
Siamo fier* e felic* di rispedire al mittente le provocazioni di chi ci vorrebbe divis* e isolat*, ciascun* ad occuparsi del proprio angolo di visuale.

Perchè sappiamo bene che solo unit* si può lottare per i nostri diritti.



Noi sappiamo che parlare di aborto libero e accessibile, pillola del giorno dopo reperibile facilmente, lotta all'obiezione di coscienza, ha molto a che fare con il parlare di autodeterminazione delle donne durante tutto il percorso nascita, lotta alla violenza ostetrica praticata in sala parto, ma anche con la depatologizzazione della condizione trans, con l'affermazione che i generi sono molto più di due, con la lotta all'omofobia, lo sappiamo.

I corpi sono i nostri, le scelte sono nostre.


Contro chi ci vorrebbe buone, educate e genitli, con le mimose in mano e il cervello atrofizzato.
Contro chi ci vuole far credere che accettare compromessi sia la strada migliore.
Contro chi vorrebbe che ci accontentassimo di briciole di diritti.

Al minuto 0:22 di questo video alcune delle rivendicazioni di Freedom For Birth - Rome Action Group dette al microfono durante il corteo. Le altre le trovate qui


Noi c'eravamo

Perchè vogliamo che il tema del contrasto alla violenza ostetrica inizi ad essere sempre più rappresentato e dibattuto.
Riteniamo inaccettabile che ancora oggi nella stragrande maggioranza delle gravidanze e dei parti non vengano rispettate le principali raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche (come quelle dell'OMS che risalgono addirittura al 1985), che le donne non siano libere di scegliere la posizione in cui travagliare e partorire, che spesso non venga loro concesso nemmeno di mangiare o bere durante il travaglio, che non vengano correttamente informate su tutte le possibilità, le modalità ed i luoghi del parto, su tutti gli atti medici che potrebbero essere loro praticati senza illustrarne benefici e rischi, che spesso sui loro corpi vengano praticati atti non necessari o addirittura ritenuti dannosi dalla letteratura scientifica internazionale, senza alcun motivo e spesso senza richiedere il loro consenso.
Riteniamo inaccettabile che alla stragrande maggioranza delle donne sia praticata l'episiotomia, cioè il taglio di vagina e perineo al momento del parto, che si configura come una vera e propria mutilazione genitale femminile e di cui nelle nostre sale parto si abusa.
Riteniamo inaccettabile che le donne non siano informate dei vantaggi delle modalità non farmacologiche di analgesia durante il parto, come pure riteniamo inaccettabile che ancora oggi il diritto all'analgesia epidurale per chi lo desideri non sia ovunque garantito.
Riteniamo inaccettabile l'eccesso di medicalizzazione durante la gravidanza ed il parto produce spesso esiti di salute peggiori per la donna e bambin*, contribuendo sensibilmente ad accrescere il tasso di tagli cesarei praticati nel nostro Paese.
Riteniamo inaccettabile che oggi in Italia, (primi in Europa e terzi nel mondo) ci sia una percentuale di cesarei del 40%, con punte del 60% in regioni come la Campania, quando il tasso atteso dovrebbe essere intorno al 10-15%  secondo l'OMS.
Riteniamo inaccettabile che spesso madre e figl* siano ancora troppo spesso separati dopo la nascita, adducendo motivi relativi a protocolli e necessità mediche, quando tutte le evidenze scientifiche sottolineano l'importanza fondamentale del contatto tra madre e figl* in questa fase per il benessere psicologico e fisico di entrambi.


Riteniamo inaccettabile che la percentuale di obiettori nel Lazio sia tra l'80 ed il 90%, che rende di fatto inapplicabile la legge 194 la quale vieta esplicitamente la possibilità che un'intera struttura sanitaria sia obiettrice.
Riteniamo inaccettabile che ancora esistano obiettori nelle farmacie che si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo, obiezione di coscienza che non ha neanche alcun fondamento giuridico, visto che oltretutto si tratta di un farmaco contraccettivo e non abortivo, come peraltro recentemente ribadito dall'AIFA recentemente.


Per tutti questi motivi siamo nella rete cittadina #IoDecido, eravamo in piazza ieri e continueremo a lottare, consapevoli che le politiche di Austerity non fanno che peggiorare la situazione dei diritti, grazie ai tagli indiscriminati di servizi pubblici essenziali, alla costante precarizzazione delle vite delle persone ed alla criminalizzazione di ogni forma di dissenso, soprattutto di chi, come noi, rivendica il diritto a compiere scelte libere.

martedì 4 marzo 2014

#IODECIDO di chiedervi: da che parte state?



#IoDecido
Di chiedervi: da che parte state?

Dopo aver manifestato il primo febbraio a fianco delle donne spagnole contro lattacco alla legge sullaborto del ministro Gallardon, abbiamo deciso di ripartire ancora dallItalia e da noi.  Nel Bel Paese la situazione è altrettanto drammatica: il diritto alla salute e la libertà di scelta sono ogni giorno messi in discussione dentro gli ospedali pubblici e i consultori. Questo avviene a causa dei tagli sempre più indiscriminati alla sanità e per lo svuotamento della  legge194, esautorata di ogni valore per laltissimo numero di medici obiettori (nel Lazio sono circa il 90%). Non è un mistero che lobiezione di coscienza sia il passepartout verso lo scatto di carriera e quei pochi medici che,invece, praticano ancora laborto rimangono spesso isolati dalle stesse istituzioni mediche. Nelle sale parto le donne sono sottoposte ad abusi e violenze ostetriche, fisiche e psicologiche, ad interventi medici non necessari e non acconsentiti, spesso in contrasto con le evidenze scientifiche e quindi dannosi per la loro salute. Altrettanto tragica è la situazione quando si decide di intraprendere un percorso di transizione, che diventa un calvario fatto di ostacoli e umiliazioni. altra violenza agita sui bambini intersex a cui viene brutalmente assegnato un sesso con il ricorso ad operazioni chirurgiche irreversibili: si tratta dell'ennesimo attacco allautodeterminazione.

Siamo perfettamente consapevoli della cultura cattolica che sostiene tutte queste pratiche e della tendenza al controllo dei corpi delle politiche europee e nazionali. 

Oggi siamo qui per denunciare tutto questo, ma siamo qui anche per chiedere a voi medici, operanti nel servizio pubblico, di prendere una posizione chiara in merito a questi punti:
accesso libero e gratuito allaborto. per ogni donna, anche senza permesso di soggiorno in qualsiasi struttura sanitaria pubblica e in qualsiasi momento. Il medico che obbietta si rifiuta di erogare una prestazione sanitaria e quindi di compiere il suo dovere.
  possibilita di scelta effettiva fra aborto chirurgico farmacologico (pillola ru486), in regime di day hospital 
* reperibilità h 24 in ogni territori del Levonorgestrel
* prescrizione in pronto soccorso del Levonorgestrel senza ticket e senza l'autorizzazione dei genitori per la dimissione delle minorenni
autonomia decisionale e partecipazione attiva di ogni donna a tutto il percorso nascita (gravidanza, parto, puerperio);
*rispetto delle evidenze scientifiche sul parto con riduzione degli interventi medici ai soli casi di effettiva urgenza e necessità e comunque orevio consenso libero e informato della donna ( taglio cesareo, episiotomia, manovra di kristeller, induzione farmacologica, rottura artificiale delle membrane, etc..)
nessun* bambino deve subire interventi medico farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici su genitali sani solo perché "atipici";
* depatologizzazione della condizione trans
  riduzione delle liste di attesa e dei costi della perizia dei diversi servizi per la re-attribuzione chirurgica del sesso;

Dalla parte dei diritti o dei profitti?

#rete cittadina #io decido #verso lotto marzo