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sabato 12 marzo 2016

Binetti contro l'OMS.

A che gioco gioca Paola Binetti?
La deputata è fimataria della proposta di Legge: "Norme per l'incremento del livello di sicurezza nel parto naturale". Questo DDL, presentato anche in Senato dal sen Di Biagio, prevede l'adozione di una cintura gonfiabile da utilizzare durante il parto, dispositivo inutile e dannoso che obbliga le donne a partorire in una posizione scomoda, difficile e pericolosa. Sappiamo da anni che spingere sulla pancia delle donne durante il parto (manovra di Kristeller) aumenta il rischio di lesioni e mortalità materna, infatti da tempo tale manovra è sconsigliata in tutte le Raccomandazioni e Linee Guida basate su evidenze scientifiche.
È incredibile quindi che si voglia introdurre per legge una pratica così dannosa in tutte le sale parto: applicando la cintura a tutte le partorienti aumentiamo il rischio per loro e per i loro bambini di gravi danni o morte.
Tale proposta di Legge è stata rilanciata ieri alla Camera dei Deputati nel corso di un convegno organizzato da Paola Binetti e che ha visto la partecipazione tra gli altri di diversi primari di ginecologia, direttori di corsi di laurea e scuola di specializzazione e ostetriche. La maggior parte delle relazioni, tranne qualche lodevole eccezione, sono state focalizzate sul tema della sicurezza durante il parto, sostenendo l'idea che gravidanza, travaglio e parto siano degli eventi altamente rischiosi e imprevedibili e che l'unica soluzione utile per minimizzare tali rischi sia fare ricorso alla tecnologia. Nel corso della mattinata il potere salvifico della tecnologia medica ricorreva come un mantra nei diversi interventi, creando il terreno fertile per l'approvazione del DDL.
Anche la Ministra Lorenzin, intervenuta a metà mattinata,  sembra essere stata facilmente convinta dell'importanza di approvare quanto prima una norma del genere, al punto che ha promesso pubblicamente di renderla immediatamente operativa con un decreto ministeriale, qualora i relatori avessero rinunciato a percorrere la strada del DDL, saltando così i tempi lunghi dell'iter parlamentare.
Chissà se la Ministra sa che dietro le encomiabili parole "incremento della sicurezza nel parto naturale" si cela il tentativo sfacciato di far approvare per legge l'appalto per la fornitura di un dispositivo medico inutile e pericoloso in tutte le sale parto italiane?
Ci chiediamo come mai ad una giornata che affrontava il tema della mortalità materna non sia stato invitato nessun esponente dell' Istituto Superiore di Sanità che pure ha istituito un sistema di sorveglianza sul tema grazie al quale abbiamo importantisdimi dati sul fenomeno?
Come afferma Michele Grandolfo, ex direttore dipartimento salute materno infantile dell'Istituto Superiore di Sanitá, presente in platea alla giornata di ieri: "il problema è che si opera con procedure sbagliate che aumentano il rischio ostetrico e non si praticano quelle corrette che diminuiscono tale rischio".
A questo punto una domanda ci sorge spontanea: a chi giova l'introduziobe nel nostro ordinamento di una tale legge? Non certo alle donne che vedrebbero aumentato il loro rischio di avere danni gravi o fatali durante il parto; non certo alle aziende sanitarie e alle regioni, che dovrebbero affrontare una spesa notevole per adeguarsi a quanto disposto, sia per l'acquisto di tale mirabolante tecnologia, sia per la formazione degli operatori; non certo alle ostetriche, che tutta la letteratura scientifica evidence based indica come figure di riferimento in gravidanza, travaglio e parto, in grado, attraverso un'assistenza one to one, di prevenire e ridurre significativamente il rischio di eventi avversi e mortali.
E allora a chi giova?
Per rispondere è forse utile sapere che l'unico studio che sembra confermare l'efficacia della cintura sia firmato da Luisa Acanfora e Erich Cosmi (tra i relatori di ieri alla Camera), alcune voci sostengono che la dott.ssa Acanfora sia moglie del produttore della cintura, noi non sappiamo se questo sia vero e probabilmente non lo sarà, perchè altrimenti la ginecologa avrebbe dovuto dichiarare un tale macroscopico conflitto di interesse, sia come autrice del famoso studio, sia nelle occasioni in cui è stata ascoltata in sedi istituzionali per parlare dei vantaggi dell'utilizzo di tale cintura.
Le donne non hanno bisogno di ipermedicalizzazione, nè di cinture miracolose, nè di violenza ostetrica. Non permetteremo che sul corpo delle donne si giochi anche questa sporca battaglia.

giovedì 20 novembre 2014

Tanti eventi per la libertà di scelta e contro la violenza nel parto

Dopo il successo del video che abbiamo realizzato per rispondere alla proposta di Renzi sugli 80 euro alle neomamme, vi invitiamo ad una serie di eventi e iniziative che abbiamo organizzato o a cui parteciperemo nei prossimi giorni.

Vogliamo continuare a dire in tutti i contesti possibili e con tutte le modalità possibili che le donne hanno il diritto di ricevere informazioni corrette e fare scelte libere. Che dietro i processi di ipermedicalizzazione di gravidanza e parto e dietro gli attacchi al diritto di autodeterminazione sul proprio corpo operano modelli patriarcali antichi ma ancora attivissimi che hanno l'obiettivo di disciplinare il corpo delle donne.


Iniziamo sabato 22 novembre:  saremo con Lucha y Siesta dalle 16:30 per presentare: CONSULTIAMOCI, uno spazio di incontro e sportello psicologico, ostetrico e legale Uno spazio per favorire la libertà di scelta, l'autoconsapevolezza e l'autodeterminazione delle donne in merito al proprio corpo e alla propria salute in particolare alla salute riproduttiva: IVG, Contraccezione, Gravidanza, Parto, Menopausa.
Uno spazio in cui avere informazioni sui propri diritti.
Un luogo di incontro e di riflessione oltre che di inziative a tema. "Consultiamoci" è uno Sportello di informazione, di orientamento e di accoglienza/consulenza psicologica, legale e ostetrica.

La prima consulenza è gratuita.
 

Sempre sabato 22 parteciperemo a Napoli all'evento di Terra Prena per MaterNa Fest, il primo festival dedicato alla libertà di scelta delle donne napoletane! A partire dalle 17:30 al Giardino Liberato di Materdei, incontro pubblico, laboratori per bambini, cena e concerto!

Domenica 23 Novembre, a Roma presso la Casa dei Saperi in viale Giustiniano Imperatore 75, nel corso dell'iniziativa "Dedicato alle Donne" organizzata da UndiciRadio Roma, verrà proiettato il corto: "La Prestazione - Sex like Birth" di Gabriella Pacini realizzato da Freedom For Birth - Rome Action Group. Parleremo inoltre di competenze e risorse delle donne, di differenze e di discriminazioni, diremo no alla violenza contro le donne. Verrà presentato il nuovo romanzo "Lucia non cade" di Chiara Borghi,si terrà la performance teatrale di Martina Marone e Dal mattino con il seminario teatrale dedicato ai bambini a cura di Teatro Pantegano, fino all'ora di cena. L'evento può essere seguito in diretta su www.undiciradio.it

Il 25 novembre ribadiremo ancora un volta che la giornata mondiale contro la violenza sulle donne non deve essere una vuota passerella di rappresentanti istituzionali o peggio ancora un'occasione di marketing, lo faremo partecipando alla Passeggiata collettiva che partirà alle 18:30 da Via dell'Acqua Bullicante 30, davanti alla scuola Pisacane verso il Pigneto. Perchè le strade libere le fanno le donne che le attraversano!  
Come si legge dal comunicato delle organizzatrici: "La violenza maschile è la prima causa di morte delle donne in Italia come nel resto del mondo, non ha classe né passaporto e nella maggior parte dei casi nasce tra le mura domestiche.
Non intendiamo solo ricordare e celebrare una data, scendiamo in strada per ribadire che la nostra libertà di vivere la città non è data dalle misure di controllo, dalle telecamere, dalla militarizzazione, dalla detenzione né dall’emarginazione, ma dalla nostra autodeterminazione dentro e fuori casa e dalla solidarietà e sorellanza tra donne, dalla potenza delle nostre rivendicazioni e dalla complicità e unione delle nostre lotte.

Una passeggiata di rivendicazioni collettive, rumorosa, sonora. Illuminiamo le strade, facciamole risuonare di musica, risate, colori, desideri."
 

A conclusione della passeggiata il 25 e anche la sera successiva, il 26 al Kino, mitica realtà del Pigneto, il nostro corto "La Prestazione - Sex Like Birth" sarà proiettato in abbinamento con il film "la moglie del poliziotto", bellissimo film che parla di violenza sulle donne, presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia nel 2013. Siamo onorate! Queste proiezioni sono l'anteprima di qualcosa che avverrà la sera del 29, continuate a leggere e scoprirete di cosa si tratta!

Sempre il 25 novembre saremo a Fonte Nuova in Piazza delle Rose a Santa Lucia, dalle ore 16.30, per partecipare ad un incontro-dibattito sul tema della violenza sulle donne, organizzato dal Comune di Fonte Nuova in collaborazione con l'associazione culturale Libera_mente.

Ed infine sabato 29 novembre sarà un'intera giornata di iniziative Freedom, iniziamo la mattina con un evento che sta già ricevendo molte adesioni e suscitando interesse e dibattito. Sì perchè abbiamo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome ed il titolo del nostro evento è: "La violenza nel parto, antichi e nuovi rituali per il controllo ed il disciplinamento del corpo della donna"

Ci vedremo dalle 9:30 alle 13:30 presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma in via dela Lungara 19. Obiettivo dell'incontro è quello di andare a riflettere sulle origini e sulla funzione di tutte quelle pratiche violente che vengono agite sul corpo della donna nel travaglio e durante il parto e lo faremo con il contributo di storiche della medicina, filosofi, antropologhe, psicologhe, ostetriche e ginecologhe. Probabilmente l'evento potrà essere seguito in streaming, nei prossimi giorni vi daremo indicazioni in merito. 

ed ecco la sorpresa di cui parlavamo più in alto: la sera del 29 a partire dalle 20:30 saremo con Female Cut al Rialto Sant'Ambrogio per l'evento Play the Difference 
"E' la nuova sfida per la promozione del talento al femminile: trasformare la differenza in un
  nuovo strumento per affrontare il futuro, imparando a valorizzare giocando attraverso l’arte con le tante sfumature del proprio essere << ALTRO >>.
Female Cut invade le aule dello storico spazio autogestito del ghetto in un percorso sperimentale tra video, arte, performance e dj set che, dal tramonto all’alba, vedono coinvolte esclusivamente artiste donne e importanti realtà che lavorano sul territorio a favore delle donne in ambito sociale… TUTTI PRONTI PER GIOCARE !"

Anche in questa occasione sarà proiettato il nostro corto "La Prestazione - Sex Like Birth"in abbinamento con il film "la moglie del poliziotto", sarà una serata assolutamente da non perdere!

Vi aspettiamo!

mercoledì 19 novembre 2014

"La violenza nel parto" 29 Novembre 2014 Casa Internazionale delle Donne

In un'intervista su NoiDonne, Gabriella Pacini, ostetrica e presidente di Freedom For Birth Rome Action Group spiega perchè il nostro evento di sabato 29 si chiama "La violenza nel Parto" :

"Il titolo "La violenza nel parto" apparentemente ha un sapore un pò "sensazionalistico" ma in realtà è quello che io ho vissuto e fatto, personalmente, per 10 anni in ospedale: violenza alle donne.   


Sono ostetrica dal 1997 e quando ho iniziato ad assistere i parti, nel grande policlinico romano dove studiavo, appena una donna arrivava in travaglio le facevamo subito la depilazione e il clistere, non le permettevamo di avere nessuno accanto durante il travaglio e il parto, non le permettevamo di alzarsi e muoversi liberamente o scegliere una posizione per il parto - magari accovacciata, per aiutarsi con la forza di gravità -  ma la costringevamo a stare sdraiata sulla schiena in una posizione senz'altro più faticosa e dolorosa per lei. 

Non le lasciavamo neanche bere un pò d'acqua, ma le mettevamo una flebo per idratarla. Non poteva andare al bagno ma portavamo noi una padella. Il più delle volte dilatavamo il collo dell'utero con le dita, una pratica molto dolorosa e anche dannosa.  
Al parto poi le gambe venivano legate al lettino, all'altezza delle cosce, con delle cinte di cuoio e, con una potente spinta sulla pancia e un ampio taglio alla vagina, tra le urla della madre, la creatura finalmente nasceva. 

Se invece queste pratiche non funzionavano - e capitava spesso che una donna sottoposta a quel supplizio non riuscisse a partorire -  allora si andava di là in sala operatoria e le veniva praticato un taglio cesareo

A prescindere dal tipo di parto comunque madre e bambina/o venivano immediatamente separati e per i genitori non era possibile vedere il bambino se non ad orari decisi dall'ospedale. Le donne che facevano il taglio cesareo in particolare soffrivano molto di questo, perché nessuno portava loro la creatura e, quasi sempre finiva che vedevano il bambino per la prima volta dopo 3 lunghissimi giorni, semplicemente perché il nido era "al piano di sotto" e da sole non riuscivano a scendere dopo l'operazione.
Tutte queste pratiche che ho descritto sono molto dolorose e, se praticate di routine senza una precisa indicazione,  sono anche dannose per la salute di madre e persona che nasce

Alcune, come legare le gambe, sono diventate molto rare anche se non sono completamente scomparse e oggi le donne possono, in moltissimi ospedali, avere una persona con se durante il travaglio e il parto. Ma tante altre pratiche, come ad esempio la posizione del parto, rottura del sacco amniotico, la separazione dal bambino/a che viene portato al nido immediatamente dopo la nascita, e il taglio alla vagina (episiotomia), sono ancora molto comuni nella maggior parte degli ospedali.  

Siamo riuscite a vedere riconosciuti molti nostri diritti e la condizione delle donne è molto cambiata negli ultimi 40 anni.  Ad esempio il nostro diritto alla contraccezione, - con la riforma del diritto di famiglia, dopo i referendum su divorzio e aborto e l'abrogazione degli articoli che prevedevano attenuanti per il "delitto d'onore" - rappresenta una conquista indiscussa. Un altra data importante è 1978, l'anno in cui le donne hanno affermato anche sul piano legislativo il diritto ad interrompere la gravidanza: un fondamentale riconoscimento del diritto alla libertà di scelta e autodeterminazione, di poter scegliere e decidere sul proprio corpo e affrancarsi finalmente dal destino biologico di una maternità non desiderata che ha oppresso generazioni di donne. 
Centinaia di migliaia di  donne sono morte per aborti clandestini prima di veder riconosciuto questo diritto.

Ma ancora oggi la stessa libertà non è riconosciuta nel parto

Faccio parte dell'associazione Vitadidonna da 12 anni e se una donna vuole abortire posso indicarle un ospedale dove può farlo secondo il suo sentire: se con il metodo chirurgico o farmacologico, se con anestesia locale o generale. Ci sono ancora grandi difficoltà ma posso aiutarla a scegliere. 

Ma se una donna mi chiede in quale ospedale può partorire scegliendo la posizione del parto e avendo la persona che nasce con se - due semplici , elementari richieste, che non richiedono nessuna particolare attrezzatura da parte dell'ospedale - purtroppo devo ammettere che non esiste ancora a Roma un solo ospedale in cui possa vedere riconosciuti questi suoi diritti contemporanemente. 

Le spiegherò che gli ospedali non seguono le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che raccomandano l'appropriatezza della medicalizzazione e non l'abuso, ma degli obsoleti protocolli interni che non hanno nessuna motivazione medica, e originano da arcaiche pratiche di controllo e disciplinamento del corpo

Le dirò che potrà scegliere la posizione del parto solo se l'ostetrica e in particolare il medico ritengano legittimo questo suo diritto e se, al contrario, pensano che lei debba sottostare a delle prassi e consuetudini (rituali appunto) che non hanno nessuna motivazione medica ma rappresentano un puro esercizio di potere, allora sarà obbligata a salire sul lettino. E che potrà avere il bambino con se solo se la policy dell'ospedale lo considera opportuno, a prescindere dai suoi desideri o condizioni di salute.

In 17 anni che assisto le donne al parto ho imparato alcune cose: ho imparato che sono le donne che partoriscono e non noi che "le facciamo partorire". Ho imparato che se cerco di capire quali sono i bisogni della donna durante il travaglio e il parto e cerco, quando posso, di assecondarli, il parto è più facile, meno doloroso, e più sicuro per la salute della madre e persona che nasce. 

Ma ho anche imparato che malgrado nella nostra Costituzione l'art. 32 riconosca alle persone il diritto di scegliere  e ribadisca come non si possa obbligare nessuno a un trattamento sanitario questo diritto, di fatto, non è riconosciuto alle donne durante il travaglio e il parto. E che, di fatto, le donne vengono oppresse e intimorite con l'artificioso espediente che vuole il parto sempre potenzialmente pericoloso e che tutto questo viene fatto per il bene del bambino.

E ho imparato che le donne ricevono trattamenti sanitari senza che loro possano dare o rifiutare il consenso (vedi episiotomia) e che, di fatto, passano necessariamente attraverso un percorso obbligato. Infatti durante il travaglio e il parto può diventare molto difficile per una donna far valere il proprio diritto alla scelta e autodeterminazione.

Servirebbe un Basaglia anche per le donne nel parto: abbiamo riconosciuto alle persone con problemi mentali il diritto di parlare e decidere della loro salute e ancora non è possibile quando si parla di donne a termine di gravidanza.

Con questo evento, che coinvolge solo alcuni operatori sanitari, ma sopratutto altre figure, vogliamo cercare di fare un pò di luce sul perché di questi "rituali", perché non avendo nessun significato razionale, appunto di rituali si tratta.

Non credo nel bisogno dell'operatore sanitario, medico o ostetrica, di affermare un suo potere possa rappresentare la reale motivazione o possa, da sola, giustificare quanto accade.

Proprio per indagare le motivazioni all'origine di questa condizione, all'evento della Casa Internazionale delle Donne, è stato fondamentale coinvolgere bioeticisti, storiche, antropologhe, psicologhe e femministe che possano aiutarci a far luce  su quelle che sono le ragioni di questo controllo e abuso, che probabilmente ha radici profonde e  riguarda in prima istanza il modello patriarcale da cui proveniamo. Dobbiamo chiederci come viene percepito e normato nella nostra cultura e società il corpo  della donna per poter comprendere la posizione della donna nel parto. Le donne stanno in sala parto così come vengono considerate nella società.  

Ci sarà tra gli altri, relatori anche un antropologa che ci racconterà come in modo molto simile accade la stessa cosa nei parti a casa Bali, da dove è appena tornata. La cosa non mi sorprende affatto: la mistica del "parto naturale" che permetterebbe una maggior espressione della soggettività della donna nelle società a bassa tecnologia non è confermata dagli studi ma al contrario sappiamo che praticamente in tutte le società il parto viene normato e controllato attraverso differenti rituali. 

Nella nostra società, in questo momento storico, questo ruolo di disciplinamento e controllo è assunto dalla tecnologia e  medicalizzazione, che però non rappresenta la causa ma solo lo strumento attraverso il quale noi priviamo le donne del loro potere generativo perché appartiene solo alle donne lo straordinario potere di trasformare un semplice materiale genetico in nuove persone.

Dunque non è tornando alla natura che cambierà qualcosa, ma perderemmo solo i vantaggi che il progresso scientifico ci ha dato.

La strada è un altra e per fare chiarezza ci vuole l'aiuto e il contributo di tutte e tutti."


lunedì 1 settembre 2014

Di opposte fazioni e libertà delle donne

se vuoi conoscerci meglio scarica l'articolo "di opposte fazioni e libertà delle donne"in pdf

Di opposte fazioni e libertà delle donne.

O bianco, o nero: gli estremi che si toccano.
Da quando siamo nate, come movimento attivista, ci siamo trovate spesso a dover spiegare la nostra posizione e i nostri obiettivi, relativamente alla libertà di scelta delle donne. Abbiamo l'impressione che ci sia un'ansia e un bisogno, espresso o inespresso, da parte di alcuni dei nostri interlocutori[1], di ascriverci ad una delle due prospettive contrapposte che sembrano dominare l'attuale dibattito sul tema dell'autodeterminazione delle donne rispetto alla propria salute sessuale e, in particolare, nel percorso nascita.

sabato 10 maggio 2014

15 maggio 2014 all'Ex Lavanderia


Il 15 Maggio 2014

Freedom for Birth Rome Action Group, che aderisce alla rete #IoDecido e l'Associazione Ex Lavanderia vi invitano all'evento:
 
"Freedom for Birth" a sostegno della libertà di scelta delle donne nel percorso nascita

per informare sui modelli di assistenza alla gravidanza e al parto, sugli effetti dell'eccesso di medicalizzazione, sui diritti delle donne e delle coppie, per sensibilizzare sul tema della violenza in sala parto sul corpo delle donne.

Programma dell'evento
ore 18.00 Proiezione del documentario "Freedom for Birth"
A seguire: dibattito con le mamme, le donne, le coppie e le attiviste di Freedom for Birth Rome Action Group (ostetriche, psicologhe, avvocate)

ore 20.00 Cena

ore 21.30 Quattro cantautrici della scena romana: Ilaria Viola, Giusy Zaccagnini, Leila Bahlouri, Alessia Cortini, accompagnate alla chitarra da Daniele Borsato

Dalle 17.30 sarà allestito un mercatino solidale con abiti e accessori per bimbe/i 0-12 anni (il ricavato delle offerte sarà utilizzato per la ristrutturazione del parco giochi accanto al padiglione 31).

INGRESSO LIBERO!
 



venerdì 14 marzo 2014

PartoDiProTesta

Siamo tra i primi promotori di PartoDiProTesta, una campagna permanente e itinerante nel Lazio e in Campania per:
  • la libertà di scelta e l’autodeterminazione delle donne nel percorso nascita per rivendicare il diritto di ogni donna di scegliere come e dove partorire 
  • informare sui diversi modelli di assistenza alla gravidanza e al parto
  • sensibilizzare sull’eccesso di medicalizzazione e i suoi effetti
  • denunciare le carenze del sistema sanitario sulla salute riproduttiva della donna
  • contrastare la violenza in sala parto sul corpo delle donne 
  • creare una rete di supporto ostetrico, psicologico e legale


Il lancio della campagna nelle due regioni avverrà:

Napoli, 16 marzo 2014 - in “Marzo Donna” c/o Fondazione De Martino via R. Morghen 84 (Vomero)
ore 15.30 Presentazione della campagna
ore 16.30 Proiezione di una sintesi del documentario Freedom for Birth  e dell'inchiesta realizzata da Elis  Viettone per La Repubblica "Quel taglio di troppo in sala parto"- Dibattito
ore 19.00 Aperitivo a buffet

A seguire Concerto di
Patrizia Lopez
Marzouk Mejri 

 
Roma, sabato 22 marzo 2014 - Scup, via Nola 5 (zona San Giovanni)
ore 15.30 “No Ospedali No Parti” - Spettacolo di Teatro Forum del Teatro Instabile della Tuscia Romana
ore 18.30 Presentazione della campagna
ore 20.00 Aperitivo e cena a buffet

(A Roma i bambini sono benvenuti! Dalle ore 15.30 saranno accolti dalle educatrici della ludoteca Tra le Nuvole a cura di Spazio ai Bimbi di Scup)