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martedì 29 settembre 2015

L'Ostetrica Abortista


Durante il secondo anno della laurea specialistica di filosofia ebbi una sorta di folgorazione sulla Via di Damasco. Frequentavo un corso che trattava di maternità/emancipazione femminile/storia del femminismo. Ricordo perfettamente il momento, dov'ero seduta in aula, il colore della camicia della professoressa che teneva la lezione. Certo che fare l'ostetrica sarebbe stato fichissimo, pensavo. Un lavoro vero, con le mani (sogno proibito di alcuni filosofi). Un lavoro potenzialmente femminista, avrei potuto aiutare molto donne nella loro emancipazione, dato che, come stavo apprendendo durante quel corso, l'ambito della maternità può essere considerato paradigmatico dello stato di emancipazione femminile all'interno di una società.

E un attimo dopo pensavo: 'Allora sarò un'ostetrica'. La lezione continuava, probabilmente nessuno si accorse dell'espressione avevo assunto. Quella di qualcuno che ha appena avuto un'epifania.

Decisi di finire la laurea specialistica in filosofia piuttosto che mollare e provare subito il test d'ingresso, passò quasi un anno e mezzo prima che cominciassi il corso di ostetricia. Naturalmente nel frattempo ero diventata una birth junkie, divoratrice di informazioni sul parto naturale (più o meno attendibili), rompicazzi di turno anche nelle occasioni meno appropriate sulla sicurezza del parto in casa, l'importanza dell'allattamento esclusivo, dei bambini portati in fascia, pannolini lavabili, ecc... Ora che ci penso ne facevo principalmente questioni politiche, che facevano sempre perno intorno agli stessi punti, come libertà della donna di avere accesso all'informazione basata sulle evidenze scientifiche, di poter decidere del proprio corpo (e del proprio embrione/feto), e ogni tanto ci finiva dentro anche una manciata di ecologia.

In realtà mi sbagliavo su tantissime cose. Non sui princìpi, e neanche sulle evidenze scientifiche. È tutto ancora molto valido, le evidenze sono quelle lì e solo gli intellettualmente disonesti (o gli ignoranti) le negano, semplicemente mi accoravo se qualcuno non era interessato a queste cose che a me sembravano importantissime, rovesciavo con l'imbuto informazioni nelle gole di chiunque facesse l'errore di chiedermi 'Insomma, dopo la specialistica che fai?'. Force feeding. Avevo i dati, i numeri le statistiche di chi studia una scienza, e la capacità infinita di argomentare e controargomentare di chi ha studiato filosofia. Inutile dire che non erano molti quelli che ancora riuscivano a seguire i miei discorsi dopo qualche minuto. Qualcuno mi avrà dato ragione per sottrarsi all'agonia.

Il corso di ostetricia durò tre anni. Il primo quasi non lo percepii, mi stavo principalmente riprendendo dalla discussione della tesi di filosofia. Il tirocinio era piuttosto generico, mi annoiavo.
Il secondo ed il terzo anno li ho vissuti veramente male. Il tirocinio (squisitamente ostetrico) era un'agonia. Mi ponevo molto male con ostetriche e medici dell'ospedale, persone da cui in teoria avrei dovuto imparare il mestiere. In realtà li detestavo tutti (o quasi), detestavo il loro modo di fare, la mancanza di rispetto per le donne, il loro modo di deridere le donne in travaglio, il loro rispettare ossequiosamente quelle che erano chiaramente benestanti (o che avrebbero passato loro una bustarella), il servilismo, il bullismo, l'ignoranza crassa.

E pensavo solo 'io non sono come voi, io non voglio diventare voi'. E l'ostetricia era l'opposto di quello che mi aspettavo.

Quando assistevo a un parto pensavo solo a quanto male stavo facendo a quella donna, ogni volta che prendevo le forbici per un'altra inutile episiotomia (taglio del perineo, fatto con un paio di forbici, poco prima dell'espulsione del feto. Universalmente riconosciuto come inutile/dannoso se non in rarissimi casi). A lasciare che il neonato venisse portato al nido pensavo a quanto lo stavo privando di qualcosa che forse non sarà indispensabile, ma che non c'è nessuna ragione di togliergli, il diritto di essere con sua madre dopo essere uscito da lei. Avrei potuto essere migliore, togliermi la puzza sotto al naso che sicuramente avevo nei confronti di futuri colleghi e colleghe, tuttavia le mie ragioni (lo credo ancora) erano giuste, loro veramente non avevano rispetto per le donne, per i neonati, per le studenti di ostetricia, persino per i loro colleghi! Veramente non agivano secondo le evidenze scientifiche, veramente si permettevano di agire e parlare alle donne in un modo che pochi altri paesi del primo mondo permettono. E su questo avevo ragione, non lo volevo ne potevo condonare. E non ho mai fatto nulla per nasconderlo.

Cominciai a proiettare tutto sul futuro, una volta laureata mi sarei trasferita in Inghilterra (dove sono nata) e avrei praticato un'ostetricia come si deve, con evidenze scientifiche alla mano e donne che hanno piena coscienza dei loro diritti. Così feci, entro pochissimo avevo due o tre proposte di lavoro, scelsi quella più congeniale in base al tempo che ci avrei messo ad arrivare all'ospedale (criterio di grandissimo spessore etico...). Un paio di mesi, vari controlli e iscrizioni all'albo, scartoffie varie e si comincia.

Mi sbagliavo di nuovo.

Ci misi poco a capire che le cose non erano come credevo. La quantità di documentazione che dovevo compilare per ogni paziente rasentava il comico. Ci si aspettava che mi prendessi responsabilità che non mi ero mai presa prima ma anche che nessuna ostetrica in Italia si prende (ah... l'autonomia...), firmavo tracciati cardiotocografici, prescrivevo farmaci ed esami, ricoveravo e dimettevo pazienti senza l'ombra di un medico, assistevo ai travagli e ai parti completamente da sola, visitavo neonati, rianimavo neonati! Facevo compressioni bimanuali dell'utero (questa popolazione ha un'attitudine per le emorragie post partum che finchè non la vedi non ci credi). Di parti normali neanche l'ombra. Epidurali che sembravano più spinali (blocco che impedisce movimento e sensibilità dalle gambe al torace), anestesisti e ostetriche che insistevano che le donne non si muovevano perché erano pigre, ma io le epidurali fatte per bene le avevo viste durante il tirocinio, e le donne si muovevano eccome.
Tanti cesarei, tantissimi forcipi. Non riuscivo a stabilire un rapporto con le donne di cui mi occupavo, correvo da una parte all'altra, non avevo tempo di ascoltarle, pensavo solo ad assicurarmi che non morisse nessuno durante il mio turno. E basta.

Mi resi conto che non avevo imparato nulla all'università. Era colpa mia? Anche. Era colpa loro? Sicuramente. Mi avevano insegnato poco, e quel poco avevo rifiutato di impararlo (non c'è un vero metodo pedagogico, durante il tirocinio vieni lanciato a caso nelle situazioni e pubblicamente umiliato quando sbagli, sorvolando sul fatto che nessuno ti ha mai detto come le cose vanno fatte. Quindi ogni cosa imparata è preceduta da un trauma. Inoltre quel poco che ti insegnano è sbagliato, senza mezzi termini.

Te ne accorgi quando vai a lavorare in un paese dove se non sai citare lo studio in base al quale fai una certa cosa in un certo modo vieni segnalato al Collegio delle Ostetriche. Lo ripeterò all'infinito: le evidenze scientifiche sono il pilastro della pratica, si è vero che non sono perfette, ma sono l'unica cosa che abbiamo.

Ho passato un anno e mezzo a lavorare in quell'ospedale prima di dare le mie dimissioni. Dopo venti mesi sono andata via e non sono più tornata.

Nel frattempo avevo trovato un altro lavoro, sempre come ostetrica ma in un ambiente completamente diverso. Quel lavoro è il lavoro che faccio adesso.
Sono un'ostetrica che lavora in una clinica di aborti, è probabilmente uno dei lavori più belli del mondo.

Mi occupo delle donne che sono in difficoltà, che sono incinta e non sanno cosa fare. Le ascolto, ascolto le loro ragioni, cerco di aiutarle a capire cosa vogliono. Non vendo l'aborto, non vendo il parto. Non vendo niente. Anzi forse vendo la libertà di scelta, l'emancipazione. Ecco. Era proprio questo quello volevo.

Ci ho messo un bel po' a capire che il mio percorso doveva essere questo, a capire che non avevo sbagliato tutto ma semplicemente che fare l'ostetrica significa essere con le donne e assisterle nelle loro scelte, assicurarsi che conoscano le loro opzioni. Assistere le donne in gravidanza fino alla fine della gravidanza. Qualunque sia la fine della gravidanza, che partoriscano un figlio sano a termine, che ne partoriscano uno morto pretermine, o che interrompano la gravidanza per loro personalissime ragioni. Sempre valide.

Non escludo di tornare ad assistere parti un giorno (anche se riesco ad immaginarmi solo in un contesto di totale libertà di scelta per le donne), tuttavia per ora questo lavoro mi riempie di orgoglio come la sala parto non ha mai fatto. Le donne di cui mi prendo cura adesso sembrano veramente felici di avere me come ostetrica. Sono molto felice che l'ultimo parto che ho assistito sia stato un parto in casa, nella casa di una mia grande amica ostetrica Gabriella Pacini, ed è stato esattamente quello che avevo immaginato quando pensai per la prima volta che avrei fatto l'ostetrica. Ci sono voluti più di sei anni per vivere per qualche ora quella che credevo sarebbe stata la mia vita professionale per sempre. L'Universo è stato molto gentile con me da questo punto di vista.

Avevo cominciato a scrivere questo articolo per parlare dell'autonomia dell'ostetrica nella sua pratica in Inghilterra, dell'aborto in questo paese e del ruolo dell'ostetrica nell'aborto. Mi rendo conto che non potevo parlarne prima di presentarmi e di spiegare come sono arrivata dove sono. Dovrò scrivere un altro articolo.


Emily Romano

mercoledì 26 novembre 2014

#IODECIDO INIZIATIVA PER LA RIAPERTURA DEL "REPARTINO" DEL POLICLINICO UMBERTO I

Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la rete Io Decido, di cui  Freedom For Birth Rome Action Group fa parte, con un'azione all'Umberto I, ha denunciato la chiusura del reparto del Policlinico di Roma dedicato alle interruzioni volontarie di gravidanza per via del pensionamento dell'unico medico non obiettore. La rete ha ottenuto un incontro con il Direttore Generale che ha preso degli impegni precisi sulla riapertura del reparto.


Troviamo particolarmente grave che Il Policlinico Umberto I di Roma sia stato premiato lo scorso anno con 3 Bollini Rosa, il massimo riconoscimento assegnato dall'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da), perchè considerato una "struttura a misura di donna"! Un ranking davvero invidiabile! Eppure proprio al Policlinico in questo momento è presente una percentuale del 100% di medici obiettori di coscienza, senza contare lo smantellamento e i tagli subiti negli ultimi anni e i continui disservizi subiti da tutt*...

Per noi un ospedale che non tutela e garantisce la libertà di scelta merita un bollino nero!

Ecco il comunicato della rete #IoDecido in merito all'azione ed agli impegni presi da Domenico Alessio per la riapertura immediata del repartino:

Riapertura del Repartino del Policlinico Umberto I:
incontro con il direttore generale Domenico Alessio

Ieri, 25 novembre 2014, in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, siamo scese in corteo, per le vie del Policlinico Umberto I, per manifestare la nostra indignazione. Abbiamo denunciato che, a partire dal 17 novembre, è stato chiuso il Repartino per l’interruzione volontaria di gravidanza, in seguito al pensionamento dell’unico medico non obiettore.
Riteniamo inaccettabile che, disattendendo così alla legge 194, venga chiuso nel silenzio e nell’indifferenza uno dei pochi spazi conquistato con le lotte, che ha assicurato fino ad ora l’I.V.G
Durante il corteo che si è svolto questa mattina abbiamo ottenuto un incontro con il direttore generale, Domenico Alessio, che afferma sorprendentemente di aver saputo solo oggi della chiusura di questo reparto!
Ne abbiamo richiesto l’immediata riapertura e l’assunzione di almeno due medici NON OBIETTORI che possano garantire il servizio in modo continuativo, e non soltanto come risposta emergenziale.
Il direttore ha riconosciuto di essere obbligato a far rispettare la legge 194 ma di avere difficoltà a far gravare sui fondi regionali la spesa di nuovo personale...noi gli abbiamo chiarito che la salute ed i diritti delle donne non possono e non devono essere ignorati!

 
La riunione ha così concretizzato tali impegni: entro massimo tre giorni, il Repartino sarà riattivato e entro le ore 12 di domani ci comunicherà il nome del primo medico universitario che verrà strutturato per l’assistenza. A breve ci verrà comunicato anche il nome del secondo medico non obiettore per assicurare la stabilità del servizio.
Si è inoltre impegnato a revocare la strutturazione dei 2 medici qualora questi non garantiscano più il servizio di interruzione volontaria di gravidanza.
Monitoreremo l’iter della riapertura di questo reparto e che la scelta dei medici non sia condizionata da relazioni baronali e parentali.

Contro la violenza che quotidianamente investe le vite delle donne:

#IoDecido sul mio corpo.

Ecco la rassegna stampa sull'azione di ieri dele rete #IoDecido al Policlinico Umberto I di Roma:

http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=24559

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/roma/cronaca/2014/11/25/foto/policlinico-101376632#1

http://popoffquotidiano.it/2014/11/25/policlinico-umbero-i-medico-in-pensione-e-il-repartino-ivg-chiude/








sabato 22 novembre 2014

CONSULTIAMOCI, UNO SPAZIO PER LA LIBERTA' DI SCELTA DELLE DONNE

Cos'è lo spazio CONSULTIAMOCI?

Hai bisogno di informazioni sull’interruzione di gravidanza?


Non riesci a trovare la pillola del giorno dopo?


Vuoi saperne di piu’ su mestruazioni, gravidanza, menopausa, malattie sessualmente trasmissibili?



Hai avuto un parto diverso da quello che volevi oppure hai dubbi su quello che ti hanno fatto?



Vuoi sapere quali sono i tuoi diritti e come farli valere?


Se vuoi parlare di tutto questo o di altro che riguardi il tuo corpo e la tua salute sessuale, se sei stata vittima di violenza ostetrica

Vieni e CONSULTIAMOCI! 

mercoledì 22 ottobre 2014

ABORTO


A questo link e sulla nostra pagina FB potete trovare la relazione della filosofa Chiara Lalli

giovedì 16 ottobre 2014

OTTOBRE E NOVEMBRE: TANTE INIZIATIVE PER LA LIBERTA' DI SCELTA

UN AUTUNNO PIENO DI INIZIATIVE IN NOME DELLA LIBERTA' DI SCELTA

Questi mesi di ottobre e novembre sono davvero ricchi di iniziative interessanti alle quali partecipiamo con grande piacere.

Sono occasioni di dibattito, approfondimento, riflessione, scambio, e lotta sui temi che ci stanno a cuore: autodeterminazione delle donne rispetto alla salute sessuale e riproduttiva, gestione del nostro corpo, libertà di scelta nel percorso nascita ma non solo. Saranno occasioni per parlare di interruzione di gravidanza, obiezione di coscienza, accesso alla contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo) violenza ostetrica e libertà di scelta. lo faremo attraverso relazioni a convegni, ma non solo: performance artistiche, incursioni video, reading e molto altro saranno strumenti attraverso i quali cercheremo nei diversi eventi di rintracciare il filo comune di tante storie in cui alla donna non viene riconosciuta la sua soggettività, in cui la sua libertà viene negata e non garantita. Grideremo ancora una volta "Il corpo è mio e lo gestisco io!" e lo faremo attraversando iniziative diverse.

Siamo onorate di essere state invitate ad importanti manifestazioni ed iniziative ed anche noi stiamo preparando nel pentolone (da brave streghe) qualcosa di succulento...

Ecco dove potrete trovarci nei prossimi giorni, vi invitiamo a partecipare e a raggiungerci con le vostre esperienze:



Si inizia sabato 18 ottobre, alla Città dell'Altra Economia, in largo Dino Frisullo a Roma, nei locali dell'ex mattatoio a Testaccio, dove si svolgerà la Prima Giornata Nazionale della Buona Nascita. Ecco il nostro contributo: Virginia Giocoli, avvocata socia fondatrice di Freedom For Birth - Rome Action Group, la mattina terrà un'interessante relazione intitolata: "L'autonomia professionale e la responsabilità giuridica dell'ostetrica, consenso informato capacità di intendere e di  volere della donna nel travaglio e al parto", Virginia inoltre partecipa attivamente al team delle e dei legali impegnato nella realizzazione di un importante documento che sarà discusso e presentato durante la mattinata di sabato.

Alle 14:30 Gabriella Pacini ostetrica, presidente di FFB RAG e Mirta Mattina, psicologa e socia fondatrice FFB RAG, propongono un intervento dal titolo provocatorio: "Fin dove possiamo spingere l'autonomia della donna? Il rispetto della soggettività della donna tra scienza e natura", non sarà una relazione molto usuale... seguiteci e ne vedrete delle belle!
Alle 16:15 Carmen Rizzelli, psicologa e socia fondatrice di FFB RAG e Sarah McTeigue, montatrice e attivista FFB RAG introdurrano la proiezione del nostro corto "La Prestazione - Sex like Birth", scritto da Gabriella Pacini, realizzato da Gabriella e Sarah McTeigue e prodotto da Freedom For Birth Rome Action Group con il contributo di VitadiDonna e Il Melograno di Roma.




Si prosegue poi con venerdi 24 ottobre, quando parteciperemo all'evento organizzato da Nanay dal titolo "Incontro con Michel Odent: nascita, allattamento e salute primale. Evoluzione e sostenibilità", che si svolgerà dalle 10 alle 16 presso Spazio Interiore via Vincenzo Coronelli 46, a Roma al Pigneto. Avere la possibilità di ascoltare Michel Odent, famoso medico francese pioniere degli studi sulla fisiologia della nascita, è un'occasione imperdibile! Un grande comunicatore, capace di parlare di scienza con il cuore.
Noi parteciperemo alle 14 con la proiezione del nostro corto "La Prestazione - Sex like Birth".


Il 31 ottobre, per la notte di Halloween, saremo parte di GHETTO: due giorni di musica e cultura in nome dei diritti, organizzato da Amigdala e Female Cutpresso il Rialto Santambrogio, in via di Sant'Ambrogio 4 luogo storico nel cuore di Roma.
GHETTO è un "
festival di sperimentazione nelle arti visive, musica , informazione sociale, cinema d'impegno e teatro indipendente.
Il risultato della libera trasformazione delle idee in progetti culturali e la voglia di dare spazio all'arte in forme inedite, unisce le forze di due realtà importanti del panorama musicale underground. Female Cut ed Amigdala si appropriano per due giorni e due notti del ghetto urbano, storico simbolo di emarginazione e repressione delle minoranze. La scelta è quella di una provocazione semantica che affermi con forza, la sacralità del rispetto dei diritti fondamentali di ogni individuo. Un'onda d'urto di reazioni artistiche che invade gli spazi del RIALTO per la festa di Halloween. La luce che si propaga da una testa di zucca con sembianze di mostro, produce per la due giorni del festival, un ghetto culturale oscuro e tenebroso dove quello che normalmente è considerato #nomainstream risplende internamente e può essere visto solo accedendo al tempio dello storico palazzo autogestito di Via Sant'Ambrogio."
Saremo presenti con materiale informativo su IVG, Pillola del Giorno Dopo, Contraccezione, violenza ostetrica e autodeterminazione. Mediche e medici attivisti di FFB RAG saranno a disposizione per prescrivere la pillola del giorno dopo, chimera irreperibile nei giorni ed orari di chiusura dei consultori, come avviene in tutti i week end (e non solo). Ci sarà una nuova proiezione del nostro corto:
"La Prestazione - Sex like Birth" ed un reading di un racconto molto particolare: "Il mestiere più antico del mondo", di Gabriella Pacini.


E poi una fanstastica novità: a partire da Novembre ogni domenica mattina Freedom For Birth Rome Action Group sarà su Radio Popolare Roma 103.3!
Con uno spazio radiofonico per parlare insieme di contraccezione, aborto, gravidanza, parto e allattamento.
Informazioni sui luoghi del parto, sulle linee guida delle gravidanza fisiologica. Parleremo di parto in ospedale, parto a casa, parto in acqua, epidurale, taglio cesareo, allattamento al seno e latte artificiale. Di donne che scelgono di tornare al lavoro e di donne che scelgono di stare a casa. Di padri che scelgono di assistere al parto o di sostenere la loro compagna in un altro modo. Di padri che scelgono di avvalersi della legge sul congedo parentale di stare loro a casa con il/la bambina/o, cosa che è comune nel resto d'Europa ma ancora una scelta difficile da realizzare in questo Paese. Parleremo di questo e altro. Proponete anche voi temi, saranno tante le riflessioni da condividere e raccontateci le vostre storie.

Infine qualcosa di molto grande bolle in pentola: stiamo preparando per il 29 novembre presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, in via della Lungara 19 a Trastevere, una giornata su "La Bioetica e il parto delle donne", (di cui vi abbiamo parlato qui)




Anche in questo caso non un semplice convegno, ancora una volta l'arte ci aiuterà a dipanare il ragionamento parlando alla pancia e non solo alla testa... vi terremo aggiornate/i. 




Per chi non potrà esserci, sul blog pubblicheremo resoconti, foto e video delle diverse iniziative.

lunedì 6 ottobre 2014

Lettera aperta al Senatore Gigli dopo il suo intervento al Convegno della Consulta di Bioetica


Gentile senatore Gian Luigi Gigli, Ho sentito ieri il suo intervento all'evento della Consulta di Bioetica "Il buon medico non obietta" E' stato un intervento, rispetto ad altri che ho ascoltato durante la giornata, molto pacato e tranquillo, da parte di chi non è ostile ai medici non obiettori ma al contrario auspica una migliore comprensione e collaborazione e chiede solo rispetto e tolleranza, verso chi, come i medici obiettori, vuole

martedì 11 marzo 2014

Fuori gli obettori dagli ospedali! Altro che quote rosa, di cosa hanno veramente bisogno le donne?


Qualche giorno fa sulla nostra pagina facebook avevamo postato a caldo la notizia della condanna espressa nei confronti dell'Italia da parte del Comitato Europeo dei Diritti Sociali perchè "A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, L’Italia viola i diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza”.

Una notizia importante che arrivava proprio l'8 marzo mentre con tante e tanti eravamo alla grande manifestazione organizzata dalla rete #IoDecido.


E poi oggi questa storia: una donna costretta ad abortire nel bagno di uno dei più grandi ospedali romani per colpa degli obiettori.
Senza nessun aiuto.
Solo perchè l'induzione farmacologica del parto (si trattava di un aborto terapeutico per un feto afflitto da una grave patologia genetica) era stata avviata nel turno precedente da uno dei pochissimi medici non obiettori ed al cambio turno - quando tutti i sanitari presenti erano obiettori - alla donna non è più stata prestata alcuna forma di assistenza lasciandola sola nel bagno in preda a dolori lancinanti ed in uno stato emotivo terribile.
Sembra che ad un certo punto lei ed il marito siano stati addirittura molestati da alcune persone che, armate di vangelo, li accusavano di essere degli assassini.


Per noi questa violenza è inaccettabile e ci piacerebbe tanto sapere cosa ne pensano di questa storia le nostre parlamentari che si stanno spendendo per la ridicola battaglia per le quote rosa. Dove siete quando serve? Cosa pensate che serva alle donne davvero? 


Ecco cosa avevamo scritto a proposito della condanna del Comitato Europeo:

domenica 9 marzo 2014

Il nostro 8 Marzo: In piazza a Roma per il diritto di fare scelte libere ed essere come si è.


Eravamo in tantissim* ieri pomeriggio in piazza a Roma.



Un corteo colorato, allegro e incazzato.
Un corteo eterogeneo, nato dal bellissimo lavoro fatto dalla rete cittadina #IoDecido che ha messo insieme tante realtà, unite dal desiderio di rivendicare il diritto all'autodeterminazione per tutto ciò che concerne la sessualità ed il corpo delle persone.

E' stato bello vedere confluire nella rete rivendicazioni che solo apparentemente possono sembrare specifiche e particolari, ma che hanno in comune molto più di quello che potrebbe sembrare.
Siamo fier* e felic* di rispedire al mittente le provocazioni di chi ci vorrebbe divis* e isolat*, ciascun* ad occuparsi del proprio angolo di visuale.

Perchè sappiamo bene che solo unit* si può lottare per i nostri diritti.



Noi sappiamo che parlare di aborto libero e accessibile, pillola del giorno dopo reperibile facilmente, lotta all'obiezione di coscienza, ha molto a che fare con il parlare di autodeterminazione delle donne durante tutto il percorso nascita, lotta alla violenza ostetrica praticata in sala parto, ma anche con la depatologizzazione della condizione trans, con l'affermazione che i generi sono molto più di due, con la lotta all'omofobia, lo sappiamo.

I corpi sono i nostri, le scelte sono nostre.


Contro chi ci vorrebbe buone, educate e genitli, con le mimose in mano e il cervello atrofizzato.
Contro chi ci vuole far credere che accettare compromessi sia la strada migliore.
Contro chi vorrebbe che ci accontentassimo di briciole di diritti.

Al minuto 0:22 di questo video alcune delle rivendicazioni di Freedom For Birth - Rome Action Group dette al microfono durante il corteo. Le altre le trovate qui


Noi c'eravamo

Perchè vogliamo che il tema del contrasto alla violenza ostetrica inizi ad essere sempre più rappresentato e dibattuto.
Riteniamo inaccettabile che ancora oggi nella stragrande maggioranza delle gravidanze e dei parti non vengano rispettate le principali raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche (come quelle dell'OMS che risalgono addirittura al 1985), che le donne non siano libere di scegliere la posizione in cui travagliare e partorire, che spesso non venga loro concesso nemmeno di mangiare o bere durante il travaglio, che non vengano correttamente informate su tutte le possibilità, le modalità ed i luoghi del parto, su tutti gli atti medici che potrebbero essere loro praticati senza illustrarne benefici e rischi, che spesso sui loro corpi vengano praticati atti non necessari o addirittura ritenuti dannosi dalla letteratura scientifica internazionale, senza alcun motivo e spesso senza richiedere il loro consenso.
Riteniamo inaccettabile che alla stragrande maggioranza delle donne sia praticata l'episiotomia, cioè il taglio di vagina e perineo al momento del parto, che si configura come una vera e propria mutilazione genitale femminile e di cui nelle nostre sale parto si abusa.
Riteniamo inaccettabile che le donne non siano informate dei vantaggi delle modalità non farmacologiche di analgesia durante il parto, come pure riteniamo inaccettabile che ancora oggi il diritto all'analgesia epidurale per chi lo desideri non sia ovunque garantito.
Riteniamo inaccettabile l'eccesso di medicalizzazione durante la gravidanza ed il parto produce spesso esiti di salute peggiori per la donna e bambin*, contribuendo sensibilmente ad accrescere il tasso di tagli cesarei praticati nel nostro Paese.
Riteniamo inaccettabile che oggi in Italia, (primi in Europa e terzi nel mondo) ci sia una percentuale di cesarei del 40%, con punte del 60% in regioni come la Campania, quando il tasso atteso dovrebbe essere intorno al 10-15%  secondo l'OMS.
Riteniamo inaccettabile che spesso madre e figl* siano ancora troppo spesso separati dopo la nascita, adducendo motivi relativi a protocolli e necessità mediche, quando tutte le evidenze scientifiche sottolineano l'importanza fondamentale del contatto tra madre e figl* in questa fase per il benessere psicologico e fisico di entrambi.


Riteniamo inaccettabile che la percentuale di obiettori nel Lazio sia tra l'80 ed il 90%, che rende di fatto inapplicabile la legge 194 la quale vieta esplicitamente la possibilità che un'intera struttura sanitaria sia obiettrice.
Riteniamo inaccettabile che ancora esistano obiettori nelle farmacie che si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo, obiezione di coscienza che non ha neanche alcun fondamento giuridico, visto che oltretutto si tratta di un farmaco contraccettivo e non abortivo, come peraltro recentemente ribadito dall'AIFA recentemente.


Per tutti questi motivi siamo nella rete cittadina #IoDecido, eravamo in piazza ieri e continueremo a lottare, consapevoli che le politiche di Austerity non fanno che peggiorare la situazione dei diritti, grazie ai tagli indiscriminati di servizi pubblici essenziali, alla costante precarizzazione delle vite delle persone ed alla criminalizzazione di ogni forma di dissenso, soprattutto di chi, come noi, rivendica il diritto a compiere scelte libere.

giovedì 6 marzo 2014

#8MARZO Corteo da Piazza dei Condottieri (Pigneto) ore 15.00





NO ALLA VIOLENZA OSTETRICA perché Io Decido!

NO ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA SULL’ABORTO perché Io Decido!
SI ALLA CONTRACCEZIONE perché Io Decido!

FREEDOM FOR BIRTH ROME ACTION GROUP
nella Rete Cittadina #IoDecido - Verso #8Marzo
e’ in piazza dalla parte delle donne, dalla parte dei diritti!
PER L’AUTODETERMINAZIONE DELLA DONNA SUL SUO CORPO

PER OPPORSI ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA
che ostacola la libertà della donna di abortire e decidere sul suo corpo, aumenta il ricorso all’aborto clandestino e a pagamento e quindi i rischi per la salute della donna, garantendo invece carriera ai medici obiettori e profitti al capitale. Il medico che obietta non adempie il suo dovere!

PER CHIEDERE L’ACCESSO LIBERO E GRATUITO ALL’ABORTO
per tutte le donne, anche senza permesso di soggiorno. Non si fa profitto sulla salute delle donne!

PER CHIEDERE UNA EFFETTIVA POSSIBILITA DI SCELTA DELL’ABORTO CON LA RU486
ancora oggi negata in molti ospedali, in regime di day hospital. La scelta dell’IVG non si punisce!

PER RIVENDICARE IL LIBERO E IMMEDIATO ACCESSO ALLA CONTRACCEZIONE DI EMERGENZA
senza obbligo di ricetta, senza ticket. La maternità è un diritto e non un obbligo!

PER DENUNCIARE LA VIOLENZA OSTETRICA E RIVENDICARE LA LIBERTA’ DELLA DONNA DI SCEGLIERE COME E DOVE PARTORIRE
Nelle strutture ospedaliere si praticano interventi medici sul corpo delle donne al parto, senza consenso consapevole e informato, in assenza di necessità cliniche e spesso dannosi per la loro salute (taglio cesareo, episiotomia, manovra di Kristeller, induzione farmacologica del travaglio, rottura artificiale delle membrane, monitoraggio cardiotocografico permanente, separazione della madre dal suo bambino, etc.). Le donne non hanno effettiva possibilità di scegliere le modalità e le posizioni del travaglio e del parto, di avere i trattamenti di controllo del dolore richiesti.

NOI VOGLIAMO
il riconoscimento del valore dell’autodeterminazione e della partecipazione attiva della donna a tutto il percorso nascita (gravidanza, parto, puerperio);
la riduzione degli interventi medici sul corpo delle donne ai soli casi di effettiva urgenza e necessità medica e comunque previo consenso libero, informato e consapevole della donna.
Le pratiche ospedaliere non necessarie e la negazione dell’autonomia decisionale della donna nel percorso nascita sono VIOLENZA SUL SUO CORPO E SULLA SUA PERSONA!

PARTORISCO IO, DECIDO IO!

# # #
CHI SIAMO: Freedom for Birth Rome Action Group e' un movimento attivista che promuove il rispetto del diritto umano di ogni donna di disporre del proprio corpo e di autodeterminarsi nel parto e, in generale, in ordine alla propria salute, sessualità e maternità